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Il caso Zamberletti

Tutte le cronache oggi ricordano il Ministro Giuseppe Zamberletti come fondatore della Protezione Civile, moderna ed efficiente come la conosciamo adesso in Italia.
Nell’estate del 1987, secondo le sue abitudini, si trova nella Valtellina devastata dall’alluvione per garantire la sua presenza autorevole e fattiva. Un giorno arriva la notizia della sua sostituzione con un altro ministro.

“Ma perché non lo hanno lasciato, che è così bravo?” fu la reazione di molti, soprattutto di gente del suo collegio elettorale (Como, Sondrio, Varese). Che però in quelle elezioni avevano tolto voti alla Democrazia Cristiana, il suo partito, per darli alla Lega Nord di Umberto Bossi (“Terroni, foeura di ball!”). In altri collegi invece la DC aveva fatto progressi e i leader locali avevano preteso per sé le poltrone ministeriali.

Il sistema democratico funziona così: se stimi un esponente politico e lo vuoi vedere confermato nel suo ruolo, devi votare per il suo partito, magari “turandoti il naso”, come diceva Indro Montanelli a proposito proprio della DC.

Ma del resto, le elezioni del 1987 sono quelle che hanno portato alla Camera anche Cicciolina. Detto questo sugli elettori italiani, cade ogni altro discorso.

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