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Monthly Archives: gennaio 2016

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Sei pesante e sgridi – così mi ha detto…

… una delle mie figlie lamentando che tre persone della sua famiglia acquisita si erano lamentate con lei per le mie risposte a loro interventi su Facebook. Ha anche aggiunto che l’immagine che do di me su quel social network è molto diversa da come appaio a chi mi conosce dal vivo. Da allora non replico più: bufale, insulti gratuiti alla religione cattolica, assurdità su lingue e linguaggi, manifestazioni di palese ignoranza, valutazioni distorte e faziose su personaggi ed eventi pubblici, ecc. restano privi della mia replica. Non è esattamente la mia idea di libertà di parola ma preferisco salvaguardare i buoni rapporti familiari. Tra l’altro, sgridare implica mettersi in una posizione di superiorità – che è quello che proprio non voglio.

La cosa però mi ha fatto riflettere. Ho iniziato a leggere giornali, riviste e libri (diversi da quelli scolastici o per l’infanzia) negli anni ’50, un’epoca in cui esisteva un tipo di testo ormai scomparso: la stroncatura. Non era raro che qualcuno facesse letteralmente a pezzi una pubblicazione, mettendo in luce le incongruenze, le disinformazioni, le omissioni, ecc. che vi ravvisava. Senza mai scadere nella volgarità o nell’insulto diretto: bastava scrivere, ad esempio, “all’autore sfugge che…” e questo equivaleva a dargli del cretino. Questo stato di cose obbligava chiunque intendesse pubblicare qualcosa a documentarsi bene, a chiarire il proprio pensiero e ad argomentare in maniera rigorosa e coerente. Anche l’autore della stroncatura doveva stare ben attento a quello che scriveva, per non incorrere in repliche graffianti e altrettanto distruttive. Alcune stroncature sono state all’origine di dibattiti di altissimo livello tra personaggi di spicco appartenenti a scuole di pensiero diverse.

Poi vi fu un rapido declino della stroncatura. Non saprei dire se la causa sia stata una tacita intesa fra gli autori, un abbassamento del livello generale del dibattito scientifico e culturale o il dilagare  di pubblicazioni di ogni genere, rendendo di fatto impossibile criticare senza pietà tutto ciò che lo meriterebbe: probabilmente le tre cose assieme. Non sono nostalgico delle stroncature, che in alcuni casi hanno colpito e ferito ingiustamente studiosi che in seguito hanno dimostrato di essere molto validi. Dico solo che ora, in alcuni ambiti, siamo all’eccesso opposto: dilaga l’affermazione della insindacabilità.

Uno di questi ambiti è certamente Facebook – non frequento altre reti sociali e quindi non ne parlo, ma ho l’impressione che succeda la stessa cosa un po’ ovunque. Chi pubblica un pensiero, una notizia (che sia vera o falsa pare che ormai non faccia differenza), un’immagine più o meno divertente o magari offensiva, ecc. spesso reagisce male a repliche e obiezioni di qualsiasi genere. Recentemente, ad esempio, ho visto proliferare i ricordi e i tributi a un celebre divo dello spettacolo in occasione della sua morte. Ottima cosa: chi l’ha ammirato, chi da lui ha ricevuto emozioni particolari, fa benissimo a celebrarlo a modo proprio. In un commento a uno di questi ricordi, una persona ha scritto che anche se è stato un grande nel suo genere, secondo lei era un’esagerazione dedicargli venti minuti all’inizio di un telegiornale in una giornata densa di gravi notizie. La replica è stata piccata e risentita, come se fosse stato profanato l’altarino. In molti casi il tono è decisamente impermalito: “il thread è mio e se non ti piace leggi altrove. Soprattutto, non spiegarmi dove e perché sbaglio. Io sono insindacabile!”

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Nevica! – così disse…

…un bambino della fila di banchi più vicina alle finestre. Di colpo tutti si voltarono da quella parte e alcuni dei più lontani dalle finestre e non molto alti si alzarono in piedi. L’insegnante, un maestrino alle primissime esperienze, era di fronte a un bivio: cercare di imporre la disciplina e far tornare l’attenzione su di sé e su quello che si stava facendo, oppure… “Che bella! È la prima neve dell’anno. Tutti alle finestre a guardarla!” Dopo al massimo un paio di minuti fu chiaro che lo spettacolo era molto ripetitivo; poi il maestro non solo l’aveva permesso ma addirittura comandato e quindi non c’era nemmeno il gusto del proibito. A quel punto fu abbastanza facile ottenere che tutti tornassero a posto per continuare la lezione. Era il 1962/63 ma lo ricordo benissimo.