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Monthly Archives: luglio 2014

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“Eh, siamo in Italia!”

Conversando con un tassista che portava mia moglie e me alla Stazione Centrale di Milano, ho detto che avremmo preso l’ascensore per salire al livello dei binari. “Non funzionerà!” “E perché?” “Eh, siamo in Italia!” Non ho replicato (è inutile, con chi sragiona a quel modo); come le volte precedenti, l’ascensore funzionava perfettamente.

Sono convinto che chi parla male dell’Italia a sproposito o non conosce ciò che succede all’estero e mitizza gli altri Paesi (l’ultima volta che ho viaggiato sulle ferrovie inglesi è stato un mezzo incubo) o se ne serve come scusa per non fare il proprio dovere sul lavoro, non pagare le tasse, ecc. O entrambe le cose, ovviamente. Non mi interessa fare del moralismo da quattro soldi ma avendo fatto parte in anni recenti della Commissione di valutazione dei progetti che hanno partecipato al concorso per il LABEL Europeo per le Lingue (una significativa attestazione della qualità dei progetti didattici), ho potuto constatare come anche in piena crisi economica e nel mezzo del trambusto delle riforme in atto, ci sono stati insegnanti creativi e volenterosi che hanno realizzato attività innovative pregevoli.

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“Conoscerai mia sorella…”

Così mi disse mia moglie, che allora non lo era ancora, con tono esitante qualche giorno prima di tornare in Italia dal viaggio di studio negli Stati Uniti in occasione del quale ci eravamo conosciuti e innamorati. Mi aveva detto che non era una sorella biologica ma di fatto “adottata” – una cosa che a me non faceva assolutamente nessun problema: ci sono vincoli affettivi molto più forti di quelli di sangue e da sempre ho considerato questo un grande dono.
Solo in seguito, conoscendo Hilda, ho capito il motivo della preoccupazione di Anna Maria: io ero molto timido e chiuso mentre Hilda era ed è una latino-americana vivace, esuberante e molto espansiva; c’era il timore che di fronte a una persona così io mi ritraessi o provassi disagio. Il timore si rivelò del tutto infondato e anzi volentieri mi ritrovai ad avere una cognata speciale – simpaticissima, brillante e tanto cara.
Quando qualche mese dopo Hilda si sposò con un parmigiano, il padre biologico di lei non potè venire dall’Honduras per condurla all’altare e Hilda chiese di farlo al papà di Anna Maria, che lo fece più che volentieri. Mio suocero era calabrese di nascita e un po’ scuro di carnagione: la cosa buffa fu che in chiesa alcuni, ignari della situazione reale, dissero che padre e figlia si assomigliavano molto!

Gente di colore

Rachele (4 anni): “Mamma, non è vero che io sono bianca e Falilou è nero: io sono rosa e lui è marrone.”
I bambini vedono le cose come stanno, senza deformazioni ideologiche, e quindi non sono razzisti.

Partono ’e bastimente …

Mi trovo in quella città di mare, nota un tempo per l’emigrazione verso le Americhe e poi per tante famose canzoni, per un incontro Erasmus. Salgo su un taxi con altri colleghi provenienti da mezza Europa; all’arrivo a destinazione io, seduto davanti accanto al tassista, pago per tutti e chiedo la ricevuta per farmi poi rimborsare dalla mia università. Ricevo un pezzetto di carta strappato da chissà dove, senza nessuna intestazione e con scribacchiato l’importo pagato. Nel frattempo i colleghi sono scesi – il traffico ci ha fatto arrivare all’ultimo momento – e mi affretto a raggiungerli, rinunciando al tentativo di avere una ricevuta presentabile. Pazienza, penso, ho offerto una corsa in taxi ai colleghi.
Per il pranzo andiamo in un ristorante e subito chiediamo di avere i conti separati, ma alla fine ci viene presentato un conto unico. Di fronte alla nostra protesta, il ristoratore dà a ciascuno una ricevuta in bianco. Sulla mia ho segnato un importo che corrispondeva al costo del pasto più la spesa per il taxi.
Come avrete capito, la città in questione è… Liverpool!

“Contavo di più quando non ero ministro.” Così mi disse…

“Contavo di più quando non ero ministro.” Così mi disse Tullio De Mauro un giorno in cui era a Milano per un convegno di linguisti, durante il periodo in cui reggeva il Ministero di Viale Trastevere. Avevo avuto varie occasioni per conoscerlo e stimarlo e la frase mi colpì. In effetti si era parlato molto di lui come figura influente nel periodo precedente, quando era ministro Luigi Berlinguer. Significa che ai vertici della politica e dell’Amministrazione statale ci sono personaggi e meccanismi capaci di condizionare l’attività di coloro che in teoria reggono le fila del governo e dei suoi dicasteri. E allora cascano le braccia.

Così mi ha detto: “Se ti riesce bene…”

Un insegnante inesperto può faticare a tenere a bada anche una seconda elementare. “Quelli chiacchierano, L. non sta al suo posto, tu vieni qui alla cattedra a farmi un sacco di domande e io non capisco più niente.” M. (7 anni): “Ognuno fa quello che gli riesce bene.” L’avrei strozzato, ma mi ha fatto ridere. E la sua prontezza nella risposta la ricordo perfettamente dopo più di mezzo secolo.