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Monthly Archives: maggio 2014

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Così mi ha detto: “Comprami”

“Comprami”: così mi ha detto. O forse “Buy me”, visto che era un libro americano in quella che allora (1961) era la miglior libreria di Londra. Avevo 20 anni, avevo già deciso di fare l’insegnante al punto che frequentavo un corso per docenti di inglese ma ero solo al terzo anno di università e ancora non sapevo quasi nulla di linguistica e didattica delle lingue.
Il libro non era certo vistoso – anzi era molto più modesto, tipograficamente, dei libri in carta patinata comuni in Italia – ed era tra tanti altri in uno scaffale di un corridoio poco illuminato.
Solo in seguito seppi che Linguistics Across Cultures di Robert Lado, del 1957, era un testo fondamentale in cui si affrontavano temi basilari: il confronto di due sistemi fonologici, di due sistemi grammaticali, di due lessici e – novità essenziale richiamata fin dal titolo – come confrontare due culture. All’epoca, il binomio inscindibile lingua-cultura (o lingua-civiltà, secondo altra prospettiva) non era affatto un dato acquisito.
In breve, un libro prezioso e quasi introvabile in Italia, che avrebbe avuto un ruolo importante nella mia formazione scientifica e professionale. Non so come e perché abbia richiamato la mia attenzione, ma ancora adesso sono contento che l’abbia fatto.

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29 febbraio 1992 – Udienza speciale per l’Università Cattolica

29 febbraio 1992 - Udienza speciale per l'Università Cattolica

Ero molto commosso: dopo la cerimonia sul palco dell’Aula Nervi, Papa Giovanni Paolo II scese a salutare un certo numero di pazienti del Policlinico “Gemelli” in carrozzina, ognuno con un accompagnatore. Con ciascuno di loro – pazienti e volontari – stabilì un dialogo necessariamente breve ma vero e personale, e una così spiccata capacità di mettersi in relazione con gli altri mi colpì molto. Quando poi, sempre accompagnato dal Rettore Bausola, venne a salutare le persone nella prima fila di pubblico, la mia emozione fu al colmo. La foto del giorno in cui un santo mi strinse la mano è quella in cui più di tutte ho la faccia inebetita, molto più del solito.