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Monthly Archives: febbraio 2014

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“Brutto!”

L’utilitaria con quattro giovanotti a bordo (che per l’età e il taglio dei capelli mi hanno fatto pensare a militari in libera uscita) si fermò al semaforo rosso, accanto a me che ero lì in attesa del tram. Quello seduto accanto al guidatore abbassò il finestrino – eravamo in pieno inverno – mi guardò dritto in faccia e mi disse forte “Brutto!”.

Era ormai sera e la giornata l’avevo trascorsa tutta in ospedale, dove al mattino avevano operato mia moglie. Ero carico di tutta la tensione e la stanchezza che si possono accumulare in situazioni del genere ma quel che aveva fatto quel ragazzotto mi parve così incongruo e strano che la mia reazione fu una grandissima risata liberatoria. Lui e i suoi amici ci rimasero malissimo: ovviamente si aspettavano tutt’altra reazione. Dopo un attimo venne il verde per loro, chiusero il finestrino e ripartirono sconcertati.

La risata mi aiutò moltissimo a scaricare la tensione. Tutto sommato, se stavo tornando a casa era perché l’intervento era riuscito e il decorso post-operatorio era normale. A volte la Provvidenza veste i panni di un ragazzotto col cervello in libera uscita.

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Umili? Non a Buenos Aires – così mi hanno detto

 

“Humildes? Aquì la palabra no existe”. Così disse la collega argentina, anzi “porteña” cioè nativa della capitale, quando durante una conversazione tra colleghi nell’intervallo di un convegno di didattica delle lingue a Buenos Aires, un collega portoghese disse che noi metodologi dobbiamo essere umili (“humildes”), senza pretendere di avere ricette e soluzioni per tutte le esigenze e i problemi didattici delle nostre materie.
Suggerire che un porteño possa essere umile è, secondo gli stereotipi correnti, come suggerire che un ebreo scozzese abitante a Genova possa essere generosamente spendaccione.
La cosa mi è tornata in mente quando ho visto come l’ex arcivescovo di quella città, ora vescovo di Roma, non solo predica l’umiltà, ma la mette anche in pratica.