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Un altro venerdì 17 gennaio

Del primo venerdì 17 gennaio parlo qui: https://deiporcellinonsibuttaniente.wordpress.com/2014/01/16/venerdi-17/?fbclid=IwAR1Ixs8I5uOx5dJPGxosKtO9Aiz7eE6TbyewrpAzqPTUtcr1HnC1uOQr_HE . Ma anche ieri, 17/01/2020 (e ancora di venerdì pomeriggio), per me è stato un momento importante e felice. Ha ripreso vita e vigore la Sezione ANILS di Milano con un incontro di formazione ottimamente organizzato da Silvia Gilardoni e che ha visto una notevole partecipazione di colleghi attratti dalla presenza di relatori come Maria Cecilia Luise e Paolo Balboni.

Prima dell’inizio dei lavori, mi saluta una mia laureata e mi dice: “dopo la laurea sono venuta nel suo studio e le ho chiesto un consiglio a proposito di un concorso per insegnanti che era appena stato bandito. Lei mi ha detto di iscrivermi. L’ho fatto, l’ho superato e da trent’anni sono felice di essere una professoressa di inglese.”

Non si butta niente?

Magari qualcosa da buttare ci sarebbe – il mio primo articolo risale a quasi 50 anni fa e altre cose sono “datate”. In ogni caso, siccome le ho messe sul mio sito in libero accesso, ne do anche qui l’elenco:

Volumi

accessibili dalla pagina www.gporcelli.it/libri/libri.htm

1975: Il Language Testing. Problemi e tecnicheLa versione pdf.

1992: Educazione linguistica e valutazioneLa versione doc. – La versione pdf.

1994: Principi di glottodidatticaLa versione pdf.

1994: (con Bona Cambiaghi) L’insegnamento della lingua straniera nei primi due anni della scuola secondaria superioreLa versione pdf.

1997: Appunti per il corso di Lingua Inglese con A. M. Caimi e C. Uccellino. La versione in inglese tratta dal CD.

2002: Grammatica ipertestuale della lingua inglese. La versione Web tratta dal CD ora è accessibile qui.

2004: Comunicare in lingua straniera: il lessicoIl sommario online e i file doc. – La versione pdf.

 Il volume Multimedialità e Insegnamenti Linguistici, 1999, con Roberto Dolci, è ora accessibile online su Academia: https://www.academia.edu/29326801/Multimedialit%C3%A0_ed_Insegnamenti_Linguistici .

Saggi e articoli:

accessibili qui: www.gporcelli.it/articoli/articoli.htm

1971 “Appunti sul testing”, in Lingua e Civiltà, a. IV, n. 1, febbraio 1971, pp. 7-9.Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. È in assoluto la prima pubblicazione che ho avuto il coraggio di fare ed è anche tra i primissimi lavori sul Language Testing in italiano.

1972 “Obiettivi comportamentistici nello studio delle lingue”, in Lingua e Civiltà, a. V, n. 2, maggio 1972, pp. 15-19. Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. E’ il primo di due miei interventi sui behavioural objectives, scritto quando nessuno ne aveva ancora parlato in Italia.

1979 “Sperimentazione e testing”, in Lingue e Didattica, a. X, n. 36, aprile 1979, pp. 24-29.Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. L’articolo si riferisce ad alcune questioni di metodo legate agli inizi del Progetto ILSSE.

1982 “Orientamenti attuali nella verifica dell’apprendimento delle lingue straniere”, in L. SORIANI CUCCHI (a cura di), Insegnare la lingua: verifica e valutazione, Milano, Bruno Mondadori, 1982, pp. 72-106. Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. Un corposo aggiornamento al volume sul Language Testing del 1975 e poi ampliato nel libro sulla valutazione del 1992 (entrambi i libri sono reperibili su questo sito accedendo a questa pagina).

1982 “The Role of Translation in Testing English for Academic Purposes”, in L. HAARMAN DI FEDERICO (a cura di), Testing English for Academic Purposes, Camerino, Istituto di Studi Linguistici, 1982, pp. 95-102.Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. E’ il mio intervento a un Seminario sugli esami di lingue a Scienze Politiche.

1985 “The Role of Behavioural Objectives in Foreign Language Teaching”, in Perspectives, Roma, ATESI-Bulzoni, v. V, n. 2, April 1982, pp. 28-39.Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF.

1985 “Il testing in un approccio comunicativo alle lingue estere”, in Scuola e Lingue Moderne, a. XXIII, n. 4, aprile 1985, pp. 73-79.Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. Approccio comunicativo e prospettive di uso del computer dal punto di vista del Language Testing.

1989-91 “Capacità di sintesi” e “Scuola difficile e scuola seria”, due articoli comparsi su Scuola e Lingue Moderne (1989 e 1991) che hanno suscitato una controversia tra i lettori. Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF.

1990 “DALLA LINGUA COMUNE ALLE MICROLINGUE”
da: PORCELLI G., CAMBIAGHI B., JULLION M.-C., CAIMI VALENTINI A., Le lingue di specializzazione e il loro insegnamento. Problemi teorici e orientamenti didattici, Vita e Pensiero, Milano 1990, pp. 1-71. Visualizza o scarica il testo in formato pdf

1993 “Questioni di metaglottodidattica”, in L’analisi linguistica e letteraria, 1, 1, 1993, pp. 175-194.Scarica file di Word e in formato PDF.

1993 “Il modale inglese should in un testo di Glottodidattica”, in L’analisi linguistica e letteraria, 1, 2, 1993, pp. 409-431.Scarica file di Word e in formato PDF.

1994 “E.W. Stevick e la glottodidattica umanistica”, in L’analisi linguistica e letteraria, 2, 3, 1994, pp. 103-145.Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF.

1994 “Elogio della spannometria”, in Scuola e Lingue Moderne, a. XXXII, n. 9, Dicembre 1994, pp. 259-260. Leggi – Scarica file di Word e in formato PDF. Una breve riflessione sul carico di lavoro degli insegnanti connesso con l’attività di valutazione.

2006 Un breve scritto sulla formazione blendedLeggi – Scarica file in formato pdf.

2006 “The Language of Technology: the Lighter Side”, in Vincent J. (a cura di), English in Technology, numero monografico di ‘Anglistica’, vol. 10 (2006) nn. 1-2, pp. 135-148. Scarica file di Word e in formato PDF.

2008 “The fall and rise of translation as a teaching technique”, in Iamartino G., Maggioni M. L., Facchinetti R. (eds.), 2008, Thou sittest at another boke. English studies in honour of Domenico Pezzini, Polimetrica, Monza, pp. 171-183. Scarica file in formato PDF.

2019 “FACEBOOK dal punto di vista di un insegnante in pensione” accessibile qui

“Progetti” e raccolte di materiali

Sweeney’s English. Lingua inglese per italofoni http://www.gporcelli.it/Sweeney/index.htm

Italian after English http://www.gporcelli.it/ITaEN/homeit.htm

Dizionario italglese (prestiti e falsi amici) http://www.gporcelli.it/Jdi/jhome.htm

Una raccolta di esercizi e test http://www.gporcelli.it/aiTest.htm e una pagina che rinvia ad alcuni materiali sul Language Testing www.gporcelli.it/portent/LTeV.htm

Thanksgiving (2)

Cinque anni fa il capitano Samantha Cristoforetti era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e il comandante della spedizione, un americano, dedicò un po’ di tempo a commemorare la festività del Ringraziamento, ricordandone il significato e concludendo con una breve preghiera.

La cosa venne commentata negativamente da molti – forse gli stessi che avevano notato con fastidio la vistosa presenza di icone cristiane ortodosse portate in orbita dagli astronauti russi.

L’idea che le massime espressioni della scienza e della tecnologia siano atee è una falsa nozione che una certa pseudocultura laicista ama diffondere e ribadire. Margherita Hack, che cito volentieri perché non sospettabile di bigottismo ma anzi atea militante, affermava “Ci sono scienziati credenti, agnostici e atei. Io ho scelto di non credere ma non ho motivazioni scientifiche per la mia scelta.”

Thanksgiving (1)

Anni fa, nell’era pre-Facebook, partecipavo a un gruppo su Internet frequentato da insegnanti elementari di lingue, alcuni dei quali mettevano a disposizione dei colleghi le pagine di materiali (soprattutto immagini) che avevano preparato per le varie occasioni.

I promotori del gruppo erano colleghi “democratici”, cioè ex-comunisti. Per questo mi sembrò strano che qualcuno di loro desse rilievo alla festa di Thanksgiving – presentandola comunque come una grande abbuffata di tacchino e dolciumi ma senza accennare minimamente al significato storico e religioso della festività.

Il mio commento fu “E va bene… ringraziamo anche noi il Signore per averci preservato gli Americani.” “Ringraziamento” significa espressione di gratitudine a qualcuno per qualcosa, ma quei laicisti antiamericani censuravano alla grande il senso dell’evento.

Non era il primo caso di censura che avevo rilevato in quel gruppo. Commentando pagine di disegni per la Pasqua, senza il minimo accenno al senso della festività cristiana (né tanto meno alla Pasqua ebraica) avevo scritto: “Meno male che le galline fanno le uova e i coniglietti sono simpatici, altrimenti che motivo avremmo per fare cinque giorni di vacanza?”

Mons. Josef Motal

Il trentennale della caduta del Muro di Berlino è l’occasione per far conoscere alcuni degli episodi per me più significativi della mia vita collegati a quell’evento.

Josef Motal, nato in Cecoslovacchia il 1° marzo 1925, assieme ad altri seminaristi alla fine della II Guerra Mondiale ebbe il permesso dal regime comunista di andare in pellegrinaggio a Roma. Venne poi negato loro il permesso di rientrare in patria e quindi il 23 dicembre 1950 ricevette l’ordinazione sacerdotale a Roma. Rimase poi in Italia e io lo conobbi perché ebbe l’incarico di insegnare la lingua ceca nella mia Università.

Quando il regime “democratico” di Praga cadde, assieme alla grande statua di Stalin che dominava la città, lo vidi passare felice mentre diceva a tutti “Il mio Paese è libero, finalmente!”

Qualche tempo dopo, riuscì a tornare nella Repubblica Ceca per un breve periodo. Io lo rividi in seguito e di nuovo scambiammo alcune parole. A parte i saluti, in sostanza mi disse una sola cosa: “Hanno tolto al mio popolo la voglia di lavorare.” Il tono era triste e sconsolato.

Un regime che blocca ogni libera iniziativa, livellando tutti secondo logiche di potere non sempre comprensibili, è un regime che non incoraggia le persone a dare il meglio di sé.

Padre Motal è morto in Italia il 27 febbraio 2004.

Barbara Filarska

Un ricordo di Barbara Filarska (30 giugno 1922 – 3 Settembre 2007)

Il trentennale della caduta del Muro di Berlino per me è l’occasione per far conoscere alcuni degli episodi più significativi della mia vita collegati a quell’evento.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e dei regimi comunisti, la Repubblica “Democratica” Tedesca non fu il solo Paese ad avere bisogno di rimettersi al passo con la Storia. All’inizio degli anni ’90 la mia università offrì delle borse a professori della consorella università Cattolica di Lublino, in Polonia, perché potessero rimanere sei mesi da noi per aggiornarsi su ciò che a loro era stato impedito di conoscere dal regime comunista.

Siccome nei fine-settimana la mensa dell’università non funzionava, si era creata una rete di colleghi e amici che ospitavano i borsisti polacchi a pranzo o a cena. Fu così che ebbi l’occasione di conoscere persone fuori dal comune; Barbara Filarska, docente di Archeologia Cristiana, era una di loro. Il suo obiettivo era di ricostruire in pochi mesi gli oltre trent’anni di studi su quella materia censurati dal suo governo.

Conversando, soprattutto in francese, venne fuori che lei era stata una delle donne che si vedono in fila nude nel film Schindler’s List: dall’altra parte della casupola, ognuna potè recuperare il minimo indispensabile di indumenti e con quelli – solo quelli e nient’altro – dovette tornare a piedi in Polonia. Dove però i guai non erano per niente finiti: dopo i soprusi subiti dai nazisti, i cattolici polacchi dovettero subire quelli del regime materialista ateo filo-russo. Di queste vicende Barbara rese una splendida testimonianza agli alunni della scuola media “Cardarelli” di Milano, dove insegnava mia moglie.

Per me, uno degli aspetti più importanti fu che queste testimonianze arrivarono a viva voce alle mie figlie: nate negli anni ’70, dopo trent’anni dalla guerra, potevano altrimenti pensare che certi terribili racconti dei libri e dei film fossero frutto di fantasia o, peggio, di manipolazione ideologica.

Sempre con l’aiuto di varie persone (le borse bastavano appena per sopravvivere), Barbara potè anche andare a Roma a trovare un ex-collega di Lublino che nel frattempo aveva indossato la tonaca bianca. Pensava di dover farsi riconoscere da Karol Wojtiŀa e invece fu lui ad andarle incontro, chiamandola per nome, e tra l’altro le chiese subito notizie della figlia che era andata monaca di clausura, non ricordo se a Danzica o Stettino. (Per quel poco che vale, trovate qui la mia testimonianza sulle eccezionali doti comunicative di Papa Giovanni Paolo II: https://deiporcellinonsibuttaniente.wordpress.com/2014/05/16/29-febbraio-1992-udienza-speciale-per-luniversita-cattolica/ )

“Temperamentvoll” a chi?

Nei giorni della caduta del Muro di Berlino mi trovavo a Francoforte s/M per una riunione della FIPLV, una Federazione mondiale a cui aderiscono numerose associazioni nazionali di insegnanti di lingue straniere. Ero là come rappresentante dell’italiana ANILS. C’era parecchia irrequietudine in giro: si intuiva che stava per succedere qualcosa di grosso. Erano visibilmente inquieti anche i colleghi che rappresentavano le associazioni di Germania Est, Polonia e Cecoslovacchia, senza peraltro far mancare la loro presenza attenta e attiva. Soltanto, non appena c’era un momento di pausa, schizzavano fuori dalla sala delle riunioni alla caccia del telefono disponibile più vicino. Ancor più rapidamente sparirono alla fine dei lavori del sabato mattina – un saluto cortese, educato, perfino sorridente e… via! Era chiara l’urgenza di tornare a casa al più presto per vivere quegli eventi assieme ai loro cari.

Eravamo rimasti noi rappresentanti delle associazioni dell’Europa Occidentale per una riunione pomeridiana della nostra Sezione. Il rappresentante ungherese, che era anche il Segretario Generale della FIPLV mondiale, disse (in inglese) una frase che non posso dimenticare: “Noi non facciamo parte dell’Europa occidentale, per ora, ma ugualmente vorrei rimanere.” Il suo Paese aveva iniziato prima degli altri ad allontanarsi dal regime sovietico e ad aprire qualche breccia nella Cortina di Ferro. A nome di tutti noi, il coordinatore della Sezione occidentale, un francese, accolse la sua richiesta con grande piacere.

Prima e dopo cena, in albergo, vedevo i servizi TV da Berlino. Non solo: c’era sempre qualche canale con le telecamere puntate sul Muro – che qualcuno stava cercando di sgretolare a mani nude, mentre i più atletici e coraggiosi saltavano giù da un’altezza notevole pur di mettere piede nel settore occidentale. Fino a pochi giorni prima, avvicinarsi al muro significava rischiare l’arresto e salire sul muro poteva costare la vita.

Vedendo tutte quelle scene di euforia collettiva, quasi di delirio, mi chiedevo come mai i tedeschi definissero noi italiani “tenperamentvoll”, cioè pieni di temperamento, di passione, di emotività. Da noi, non avevo mai visto scene del genere ma lì si viveva la liberazione da troppi anni sotto un regime che era “Demokratische” solo nel nome dello Stato che stava crollando assieme al Muro.

Per non ripartire subito dopo il lavoro senza avere nemmeno dato un’occhiata a Francoforte, avevo prenotato il treno della notte per essere di ritorno a Milano il lunedì mattina presto. Passeggiando quella domenica, ho visto le prime Trabant, le utilitarie della Germania Est, che erano arrivate fin lì. Su una di esse un cartello ringraziava tutti coloro che avevano espresso il loro interessamento e diceva che non occorreva nulla: si erano finalmente ricongiunti a parenti che non vedevano da moltissimo tempo.

Quel cartello scritto a mano con un pennarello era uno degli innumerevoli segni di una meravigliosa solidarietà collettiva.